Diversi approcci al trading

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Da Traderpedia.

Articolo a cura di Davide Catanossi.

Una della cause principali per cui le discussioni sull’ analisi tecnica spesso divampano in polemiche a mio avviso risiede nel fatto che con il termine “analisi tecnica” si intendono filosofie ed approcci al trading molto diversi tra di loro, che in comune hanno soltanto l’ idea che i prezzi scontano tutti e in definitiva il loro essere alternativi all’analisi fondamentale.
Scopo di questo scritto è dunque quello di provare a mettere un po’ di ordine senza entrare nel merito di opinioni personali.

Indice

Il contesto di partenza

Charles Dow (1851 – 1902) è considerato il papà dell’analisi tecnica ed è famoso per il fatto di aver per primo introdotto il concetto di trend. Una cosa che è sempre riportata nei manuali, penso ad esempio al Murphy, (la cosiddetta Bibbia dell’ analisi tecnica) è che Dow abbia formulato la sua teoria studiando le maree. Di solito si tende a sorvolare su questa cosa, ma si tratta di un particolare di fondamentale importanza, perché la teoria di Dow prevede la presenza di tre trend, che a loro volta sono analogicamente assimilati alle maree, alle onde ed ai flutti dell’oceano.

Non ci si può sbagliare circa il fatto che Dow ritenesse il mercato un fenomeno ciclico e non appartenesse a lui l’idea posteriore che vorrebbe il trend come una sorta di principio di inerzia, del tipo “se un mercato sta salendo continuerà a salire”. Questo tipo di impostazione era condivisa dalla maggior parte dei suoi contemporanei, che in modi molto diversi, a volte bizzarri e con qualche forzatura erano inclini a ricercare nei movimenti del mercato le leggi della natura.

Citeremo i più noti:

È evidente che questi autori tra di loro avessero in comune una sola cosa, ovvero l’ idea che i prezzi di mercato hanno una componente emotiva che è preponderante e in condizioni normali può rappresentare la causa del rialzo e del ribasso. Nella loro concezione queste emozioni di massa avevano un carattere ripetitivo, che poteva essere individuato nel grafico. In questo senso anche le candele giapponesi, che cronologicamente sono molto più antiche e nella loro semplicità rappresentano delle situazioni “psicologiche di massa” aderiscono alla stessa logica.

Il contesto storico in cui nascono questi personaggi è inoltre importantissimo da considerare. Loro coetanei sono:

Non c’è affatto da stupirsi del fatto che questi figli del proprio tempo cercassero nel mercato le leggi della natura!

Analisi Tecnica "Tradizionale"

L’analisi tecnica “tradizionale”, quella cioè del trend con massimi e minimi crescenti e delle figure di inversione era già appannaggio degli autori di inizio secolo, Dow, prima di tutto ma anche Gann ( ricordate il swing chart e i doppi massimi etc.) e rappresentava la parte operativa , non quella previsionale. In questo senso rimane ancora oggi, in tutte le sue forme (dal swing chart all’uncino di Ross), il modo più efficiente di seguire il mercato, a patto di riuscire a contestualizzare i trend e i pattern, che poi è la cosa più difficile.

Nei tempi più vicini a noi l’analisi tecnica è cambiata, mantenendo l’ idea per cui il grafico rispecchia la psicologia dei partecipanti, ma abbandonando la pretesa che questa psicologia risponda ad una qualche forma ordinata. Ecco dunque che la cosiddetta analisi tecnica tradizionale vive di vita propria, secondo una filosofia che non è molto distante da quella delle candele giapponesi, di cui queste sono oggi parte...

L'Analisi Tecnica Moderna

L’analisi tecnica moderna è invece dominata dalla scienza che è stata regina nella seconda parte del secolo scorso favorita dall’avvento degli elaboratori elettronici: la statistica. Indicatori stocastici, medie mobili e tutti le derivazioni che conosciamo oggi si appoggiano alla statistica e implicitamente ammettono come vera la legge dei grandi numeri, il che significa in qualche modo postulare che esiste il caso, cosa a sua volta indimostrabile. Anche le bande di Bollinger, gli indicatori di volatilità in genere, il market profile etc. sono elementi di derivazione statistica.

Le antiche velleità di Charles Dow e di Elliott alla ricerca delle onde sono diventate la moderna analisi ciclica e la “lingua di Bayer” una specie di giustificazione per gli analisti ciclici quando si sbagliano. E’ evidente che proprio come la prima analisi tecnica, anche la seconda è figlia del proprio tempo, un tempo in cui nel sentenziare l’ ingenuità di chi ricercava nel mercato le leggi della natura non ci si accorge che si è sostituita la “fede nella natura” con la “fede nel Caso”. Ancora una volta la storia ci mostra l’alternarsi dell’affermazione della Filosofia Idealista e di quella Materialista in un incessante divenire che sembra inevitabile.

L’odierna e diffusa avversione per l’ analisi tecnica ha radici lontane e il testo di riferimento dei detrattori è il classico “A random walk down Wall Street” di Burton G. Malkiel, del 1973 : un vero e proprio manifesto contro l’ idea che in qualche modo il passato possa ripetersi.

L’analisi tecnica nel suo complesso è un patrimonio di riflessioni studi ed esperienza di uomini prima di tutto, traders e studiosi poi, vissuti in epoche diverse, spesso con idee del mercato e della vita profondamente diverse, che hanno apportato delle idee e la loro esperienza. Per questo motivo bisognerebbe essere grati a tutti coloro che hanno fatto degli sforzi in tal senso.

L’equivoco di fondo

Come abbiamo visto parlare in generale dell’analisi tecnica è difficile, perché essa ha tante anime, ma l’equivoco di fondo deve essere fugato, il nostro mestiere come quello di un manager è quello di prendere decisioni. Parlare bene o male dell’ analisi tecnica in generale (o di quella fondamentale), di questa o quella tecnica è da parte nostra infantile, perché evidenzia in noi il desiderio che qualcos’altro (una tecnica) prenda decisioni al posto nostro… per la verità non so nemmeno quanto questo possa essere auspicabile, perché vorrebbe dire che il nostro valore professionale corrisponderebbe al valore della tecnica, mentre invece grazie al cielo la nostra professionalità è determinante.

Tutti i calciatori imparano i fondamentali, molti sanno fare una rovesciata ma pochi riescono a capire quando è il momento di farla e quando invece è il momento di passare la palla all’indietro in modo facile.
La sfida che invece abbiamo davanti a noi, a parte quella di trovare una operatività per noi adatta, è quella di raccogliere il testimone degli autori del passato per aggiungere qualcosa di interessante, di nuovo e di bello all’ “analisi tecnica”, così un giorno il sig. Malkiel e i suoi seguaci forse potranno ricredersi.

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