Fibonacci nel trading

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Da Traderpedia.

La scoperta più nota di Fibonacci, la sequenza di Fibonacci è 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144... dove ogni numero è sempre pari alla somma dei due che lo precedono. Questi numeri sono molto utilizzati dai trader per impostare le frequenze degli oscillatori o l’ampiezza delle medie mobili.

Il più importante elemento da sottolineare è costituito dai numeri, in quanto tali, in rapporto con altri numeri della serie. Il rapporto di due numeri consecutivi della serie di Fibonacci tende a 1,618 man mano che la serie tende all’infinito.

Per esempio:

13:8 = 1,625,

21:13 = 1,615,

34:21 = 1,619… e allora, voi direte?

Bene, i seguaci di Fibonacci o gli “elliottisti” tendono a rilevare che il valore 1,618 è il numero che deriva dal famoso rapporto del “golden mean”, noto fin dall’antichità e presente in molti fenomeni naturali, compreso quello della forma spiroidale delle galassie ed utilizzato anche per le proporzioni costitutive di moltissime opere architettoniche.


Spirale logaritmica.jpg
Spirale logaritmica. Modello teorico.

Molti analisti hanno messo in relazione la misura e la durata dei movimenti dei prezzi delle azioni con questi numeri. Il suo inverso, ossia lo 0,618, ottenuto anche dividendo un numero di Fibonacci per il numero immediatamente precedente, rappresenta ugualmente la relazione fra questi due rapporti (0,618:1,618=0,382), così come sostenuto dagli studiosi “fibonacciani”. Si tratta di una comune percentuale di ritracciamento che in ogni software di analisi tecnica è presente come ritracciamenti di Fibonacci.

Le principali percentuali di ritracciamento e di estensione sono:

Fibonacci Livelli di ritracciamento 

0.236,

0.382,

0.500,

0.618,

0.764 

Fibonacci Livelli di estensione

0,

0.382,

0.618,

1.000,

1.382,

1.618


Ma non si limita sicurmente a questo l'impiego di Fibonacci nel trading, due delle più comuni applicazioni dei numeri di Fibonacci hanno a che fare con il timing nei mercati futures e con la stima delle entità nei movimenti dei prezzi. Un modo per applicarli ai grafici è quello di prendere in considerazione un particolare prezzo, come un nuovo massimo o un nuovo minimo, e quindi muoversi in avanti lungo l’asse delle ascisse di pari passo con i numeri della serie di Fibonacci (21, 34 e 55 giorni in avanti).

Da quanto detto potremmo attenderci, in concomitanza di questi giorni, un ripetersi dell’evento originario, in altre parole un’inversione del trend in atto. Purtroppo per i seguaci di Fibonacci, questo non sempre accade.

Le applicazioni dei numeri di Fibonacci all’analisi tecnica sono innumerevoli, tra le più note gli Archi di Fibonacci, che visualizzano tre archi a intervalli stabiliti di 38,2%, 50% e 61,8%. Sono altrettanto utilizzate le linee a ventaglio di Fibonacci che sono tre, tracciate a partire da una trendline di riferimento e aventi un punto di origine comune sul grafico e con intervalli stabiliti di 38,2%, 50% e 61,8% rispetto al valore del titolo preso in esame.

Anche il tempo è stato piegato alla serie di Fibonacci con le time zone. Da un significativo minimo o massimo è possibile tracciare dei cicli con la frequenza 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233, 377, 610, 987... Ogni livello è, per i seguaci delle tecniche cicliche di Fibonacci, un punto critico del mercato da seguire con particolare attenzione.

Alcuni trader impiegano i numeri di Fibonacci per confermare l’analisi sviluppata per altre vie. Ad esempio se state seguendo un uptrend in un mercato futures e osservate il formarsi di un testa e spalle che potrebbe chiudersi fra una settimana o due, potreste ricorrere all’analisi di Fibonacci per verificare se questo evento sia verosimile osservando, per esempio, che in concomitanza della rottura della neckline siano passati 55 giorni dal massimo della testa. Altri ancora hanno formato dei complessi pattern armonici utilizzando proprio i rapporti di Fibonacci.

Numerose verifiche empiriche hanno, da anni, verificato l’affidabilità statistica dei livelli individuati con la serie di Fibonacci che è alla base della più nota teoria delle onde di Elliott.

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