L'analista tecnico

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Da Traderpedia.

«Prima che una persona studi l’analisi tecnica, i rialzi di borsa sono rialzi e i ribassi sono ribassi; dopo una prima occhiata alle tecniche di analisi, i rialzi non sono più rialzi e i ribassi non sono più ribassi. Dopo anni di studio, i rialzi tornano ad essere rialzi e i ribassi a essere ribassi».


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L’analista tecnico si muove esclusivamente in base alla lettura del grafico di un titolo, quando vede un segnale d’acquisto si precipita a rendere concreto l’ordine, se vede un segnale di vendita, vende il titolo senza indugio, questo è tutto ciò che distingue la sua condotta. Un analista tecnico non dovrebbe farsi influenzare da letture di giornali, dai discorsi economici, politici e, principalmente, dalle conclusioni degli analisti fondamentali e tanto meno dagli esperti, ossia dai teorici del mercato. L’unica cosa degna di interesse per l’analista tecnico dovrebbe essere la dinamica dei prezzi e dei volumi del titolo oggetto di analisi. L’analista esperto è capace di analizzare un grafico senza nemmeno conoscere il nome del titolo in questione e se individua un segnale di acquisto, lo segue a prescindere da ogni altra considerazione. L’analista tecnico può essere distinto in due categorie ben riconoscibili:

1. l’analista tecnico pratico
2. l’analista tecnico teorico

La maggior parte degli analisti tecnici appartiene alla categoria dei teorici, pochi sono invece i pratici. Il teorico vede e comprende tutti i movimenti dei prezzi, anche i più piccoli e non opera mai. Si considera sempre più bravo del pratico, passa le giornate a studiare nuovi indicatori e sistemi automatici infallibili. Il pratico non ascolta nessuno, fa la propria analisi e quando ha un segnale d’acquisto, compra il titolo prescelto senza ripensamenti. È capace di restare fuori del mercato anche per un anno e godersi i soldi guadagnati, spesso spesi in costose spider e improbabili orologi, sempre e in ogni caso di marca Rolex, prediligendo il modello Submariner in acciaio e oro. È sicuro di una sola cosa, sa di non sapere.

Quindi si limita a seguire una regola semplice: se il mercato sale compra, se il mercato scende vende e se non sa cosa fare semplicemente non fa nulla. Non è difficile diventare un analista tecnico, in qualche settimana siamo in grado di apprendere quasi tutte le conoscenze teoriche di base e, da queste, dedurre quelle pratiche.

Diventare un bravo analista tecnico è un’altra cosa. L’analista tecnico è la naturale evoluzione dell’investitore ingenuo e di quello comune; per diventare un buon analista tecnico deve passare parecchia acqua sotto i ponti. Vista la vastità della materia, il rischio maggiore cui l’analista tecnico è esposto è quello di perdere di vista l’obiettivo primario del suo lavoro: deve individuare il titolo che sale, comprarlo e guadagnarci molti soldi.

Fossilizzarsi sulla ricerca, fine a se stessa, è un rischio che corre la maggior parte dei teorici.

Un analista tecnico alle prime armi passa generalmente le giornate a studiare i grafici e prende una decisione di acquisto sulla base di una mole impressionante di dati, ma solamente dopo aver avuto tutte le conferme del caso. Sbaglia indicativamente il 50% delle operazioni, generalmente ottiene un profitto medio del 5-10% dalle operazioni corrette ed una perdita del 4-8% sulle operazioni sbagliate. Dopo molti anni di applicazione e studi, quello stesso analista riuscirà a prendere le decisioni sulla base di pochi dati, sarà dalla parte giusta in un buon 50% delle operazioni effettuate con un profitto medio del 10-20% sulle operazioni corrette ed una perdita del 3-6% sulle operazioni sbagliate.

L’analista, quando raggiunge l’apice della sua carriera, riesce a prendere delle decisioni senza alcun dato sottomano, realizza un profitto una volta su due e in certe occasioni guadagna più del 100% da una singola operazione. Spesso chiude le operazioni sbagliate poche decine di minuti dopo averle aperte senza preoccuparsi se siano in utile o perdita. Nelle manifestazioni più spinte ha compreso che per individuare una tendenza basta osservare il grafico, se inizia in basso a sinistra e finisce in alto a destra del monitor il trend è al rialzo, è al ribasso se tutto è rappresentato al contrario.

Dobbiamo tenere ben presente che non sono né le tecniche né gli indicatori che producono il profitto, ma l’abilità di individuare e la rapidità di utilizzare quei segnali che ci permettono di ricavare utili. Paradossalmente anche il lancio di una moneta fornisce indicazioni utili, ai fini operativi, con una percentuale di successo del 50%.

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Un moderno sistema di trading con una percentuale di accuratezza dei segnali del 50%…


Uno degli aspetti fondamentali che accomuna tutti gli analisti tecnici di successo è la consapevolezza della differenza sostanziale tra operazioni giuste e operazioni sbagliate. L’investitore non evoluto è convinto che l’operazione giusta sia quella che si conclude con un guadagno, mentre quella sbagliata è quella che genera una perdita. Non è così. L’operazione giusta è basata su un metodo, mentre quella sbagliata è frutto del sentiment e delle impressioni personali. A volte un’operazione giusta porta delle perdite, a volte un’operazione sbagliata porta dei guadagni ma l’operazione giusta avviene sempre controllando il rischio.


Un matematico, un ragioniere ed un esperto di borsa si presentano ad un intervista per un posto di lavoro.
L’intervistatore chiama il matematico è gli fa: «Quanto fa due più due?».
E il matematico: «Quattro».
Al che l’intervistatore fa: «Proprio quattro?».
Il matematico lo guarda incredulo e dice: «...Sì, esattamente quattro».
Dopo l’intervistatore chiama il ragioniere e gli fa la stessa domanda: «Quanto fa due più due?».
E il ragioniere: “Beh, in media quattro, con uno scarto di più o meno il dieci per cento,
ma in media, quattro».
L’intervistatore chiama l’esperto di borsa e gli pone la solita domanda: «Quanto fa due più due?».
Il guru si alza, socchiude la porta, chiude le tende, si risiede vicino all’intervistatore e gli bisbiglia: «A quanto vuole che lo faccia risultare?».

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