Il trader d'azzardo

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Da Traderpedia.
«Il gioco d’azzardo è il miglior modo per ottenere nulla da qualcosa.»
(Wilson Mizner)


Un trader è un commerciante, un commerciante di prezzi, di numeri. Nella sua operatività il trader, sia che operi di breve o di lungo periodo, è chiamato a padroneggiare i numeri e i loro significati palesi e reconditi. I parallelismi con il giocatore d’azzardo sono nascosti da pseudo tecniche che conferiscono al trader d’azzardo un’aurea quasi rispettabile.

Ma è una illusione su uno specchio a due facce, capace di convincere la maggior parte degli aspiranti trader che basta leggere qualche libro e replicare qualche tecnica per diventare dei trader di successo. Irretire la volontà di chi è predisposto all’inganno dalle sue stesse illusioni è una cosa estremamente facile, è l’aspirante trader che per primo cerca le scorciatoie e le regole magiche.

I numeri non mentono ma possono, beffardamente, presentare delle realtà che esistono solo parzialmente, dei pavimenti sospesi sul vuoto dove l’incauto aspirante trader percorre delle vie solo apparentemente sicure, dei percorsi lastricati di speranze e di illusioni che, inaspettatamente, lo porteranno a compiere scelte disastrose.

Indice

La condizione emotiva di un trader d'azzardo

In un film di qualche anno fa ho sentito un interessante parallelismo con la condizione emotiva di un trader d’azzardo. Ve la ripropongo.

 

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani.

Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro il tizio, per farsi coraggio, si ripete:

fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene.

Il problema non è la caduta ma l’atterraggio.

 

Decisamente merita qualche riflessione. Ma forse vale la pena riscriverla per piegarla ad altri fini…

 

Questa è la storia di un uomo che sta perdendo molto denaro da una sua posizione.

Mano a mano che i corsi perdono valore il tizio, per farsi coraggio, si ripete:

fino a che non vendo tutto bene, fino a che non vendo tutto bene, fino a che non vendo tutto bene.

Il problema non è la perdita di valore ma la chiusura dell’operazione.

 

La storia è sempre diversa per qualche particolare ma, alla fine, la conclusione è sempre la stessa: un brusco risveglio con grossi danni economici e psicologici. Con il denaro il Trader d’Azzardo brucia anche le proprie illusorie aspettative, i propri sogni inconfessati di ricchezza. Viene velocemente e inaspettatamente distrutta una vita che rincorreva, si rende conto che un sogno non può essere afferrato a mani nude. Qualsiasi cosa faccia.

Il Trader d’Azzardo quando opera ricerca cause e motivi tralasciando il caso e il rischio, i veri centri di interesse che dovrebbe avere a cuore. Scambia l’incoscienza con la fiducia e si affida, con fiducia malriposta, ai forti e mutevoli venti del caso senza esserne minimamente consapevole. E, a volte, guadagna senza aver visto, nemmeno per un istante, quanto vicino era il profondo baratro.

Oh, certo che il Trader d’Azzardo gioca in borsa, solo che non mette in palio solamente del denaro che, con maggiore o minore difficoltà, può sempre riguadagnare in altri modi. Con il denaro mette in gioco anche la propria esistenza emotiva, i propri sogni, le proprie ambizioni e, in alcuni casi, anche la propria sanità mentale ignorando l’evidenza.


L’andamento dei mercati non si può prevedere!


Una sacrosanta verità che il Trader d’Azzardo vuole ignorare prevedendo egli stesso il futuro. In prima persona il Trader d’Azzardo prende le proprie decisioni non prendendo nemmeno in considerazione un evento avverso. Non si preoccupa delle perdite, di quando vuole perdere ma, al solito di quanto vuole guadagnare mettendo un limite al profitto ma non alle perdite.

Ore sprecate a ipotizzare target di prezzo e obiettivi dei movimenti mentre quello che dovrebbe essere il primo dei pensieri, il limite della perdita, viene lasciato in un buio angolo della mente, ignorato e in compagnia del solo dubbio. Non vi è spazio per i tentennamenti e le indecisioni nella visione del Trader d’Azzardo perché il metodo che pensa di possedere uccide, per prima cosa, la visione critica lasciando ai soli fatti, rigorosamente ex-post, il compito di ricordargli che la realtà immaginata non sempre coincide con la realtà effettiva.

Beham, (Hans) Sebald (1500-1550): Fortuna. Se la sfortuna si prende la colpa dei trade andati male la sua controparte, la fortuna, non entra mai in gioco, un Trader d’Azzardo difficilmente ammetterà il ruolo del caso nella produzione dei propri profitti.

Ma questo, al Trader d’Azzardo non basta perché ha potenti alleati pronti a giustificare le proprie azioni. Si è trattata di sfortuna, di eventi imprevisti e improbabili, di coincidenze avverse. La colpa non è mai sua.

Differenze con un Trader Professionista

La differenza tra un Trader d’Azzardo e un Trader Professionista è molto sottile, quasi invisibile nell’ordinaria operatività. Una differenza che si palesa solamente nella gestione di poche operazioni capaci però di differenziare di molto la qualità dei rendimenti del portafoglio.

Al Trader d’Azzardo interessa il profitto, al Trader Professionista interessa, per prima cosa, la qualità del profitto. Il rischio deve sempre essere considerato in ogni singola operazione che, più di prospettare un grande guadagno, deve garantire a priori una piccola perdita.

Molti Trader d’Azzardo operano senza Stop Loss, una condizione che può essere paragonata al lancio con il solo paracadute principale, senza quello d’emergenza. Per una moltitudine di lanci la cosa può andare bene, forse anche per tutti i lanci di un lungo periodo di tempo ma, sfortunatamente, basta un solo lancio con dei problemi di funzionamento del paracadute principale per essere certi di non poterne più fare altri.

Il Trader d’Azzardo, non utilizzando lo stop loss sistematicamente e come primaria preoccupazione, decide di uscire da un trade in autonomia, valutando caso per caso e istante per istante la situazione tecnica. Ma non si può immaginare una situazione con un più grande conflitto d’interesse tra due parti: da un lato la logica della prudenza che imporrebbe la chiusura del trade e dall’altro l’appiglio della speranza che sussurra di tenere duro.

Non serve aggiungere troppe giustificazioni all’arsenale del Trader d’Azzardo, pur mutando nella forma hanno il solo scopo di scambiare un protocollo operativo di uscita impostato ex-ante con la semplice speranza. Oppure, nei casi più gravi con la preghiera.

La speranza e l’ottimismo per il futuro, due atteggiamenti tra i più funzionali ad una vita serena non servono al Trader Professionista, anzi sono nefasti gli effetti che sortiscono sui protocolli operativi, non si deve sperare ma si deve gestire una posizione.

Non si deve essere ottimisti ma prepararsi al temporale anche quando non ci sono nuvole all’orizzonte.

La gestione del rischio e dell’imprevisto rendono 1000 volte di più dell’ignorare i loro possibili effetti nefasti.

Per approfondire:

Vedi anche:

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