Insync Index

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Da Traderpedia.

L'Insync Index non è propriamente definibile come un indicatore, e difatti non lo è. È piuttosto una misura di consensus sulla situazione raggiunta da altri indicatori, da cui deriva alla fine il suo valore. L'idea alla base dell'Insync Index è da attribuirsi a Norman North, sviluppatore - tra gli altri - del software Candlepower e presidente della North System.

North parte dalla premessa che gli attuali elaboratori, permettendo il calcolo pressochè immediato di un'ampia serie di indicatori, hanno consentito agli analisti tecnici di vagliare il comportamento di un numero sempre più grande di titoli, al punto tale che gli applicativi di analisi tecnica oggi in commercio sono quasi tutti dotati di una funzione di scanning che permette la ricerca e l'individuazione dei titoli che presentano determinate caratteristiche, in termini di indicatori.

Ma questo compito diventa frustrante nel momento in cui si osservano abitualmente più indicatori per titolo, costringendo così l'analista a soluzioni di compromesso non sempre accettabili: come conciliare, per uno stesso titolo, la difformità dei segnali provenienti dall'RSI, piuttosto che dal MACD o dallo Stocastico? L'idea di fondo - così ben espressa da North nel suo articolo comparso su Technical Analysis of Stocks & Commodities del gennaio 1995 - è di individuare una sorta di indicatore composito che riveli il momento in cui la maggior parte degli indicatori seguiti siano in fase, tutti concordi nella direzione di un univoco segnale fornito: in altre parole, quando la maggior parte degli indicatori è sincronizzata, il turning point è davvero vicino, ed il trader potrà agire di conseguenza.

A questo punto, si pone il problema di definire come e quando gli indicatori che compongono il nostro consensus indicator debbono interagire fra di loro: una strada sarebbe quella di osservare i segnali di acquisto/vendita forniti da ciascun indicatore, ponderarli in base all'epoca in cui pervenne il segnale (dando maggior risalto a quelli più recenti), ed effettuando la somma algebrica di tutti i segnali ottenuti. Con questo approccio, però, si corre il rischio che - per attendere il fatidico segnale dalla maggior parte degli indicatori - il timing appropriato sfugga di mano al trader. Occorre allora lavorare su una logica di pre-allerta, in modo da avere un quadro sintetico della situazione di tutti gli indicatori monitorati.

North distingue fra due categorie di indicatori:
1. i threshold-crossing indicator (RSI, Stocastico, %R, ecc.);
2. i zero-crossing indicator (MACD, Price Oscillator, ROC, ecc.).

Ovviamente, cambia nei due casi la logica di intervento operativo: nella prima categoria di indicatori, si presta particolare attenzione alle bande tipiche di oscillazione (per esempio, si vende quando l'RSI, dopo aver superato 70, rompe questo valore verso il basso; si compra quando lo Stocastico supera 20 dal basso verso l'alto, e così via); nella seconda categoria di indicatori, mancando dei riferimenti precisi, si preferisce fare affidamento su incroci con medie mobili, opportunamente vagliate.
Il concetto fondamentale è quello di pre-signal area: un indicatore è in pre-signal area quando si pone nelle condizioni tipiche per fornire un segnale.

Così, un threshold-crossing indicator, come l'RSI, entrerà in pre-signal area quando entrerà nella zona 70-100, ovvero 0-30 (a questo punto, quello che prima o poi ci si potrà attendere, sarà la fornitura del segnale), mentre uno zero-crossing indicator, come il ROC, si troverà in pre-signal buy-area quando, stazionando sotto lo zero, si troverà al di sotto della sua media mobile (analogamente, la pre-signal sell area sarà definita dalla posizione del ROC - o di qualsivoglia zero-crossing indicator - sopra lo zero e al di sopra della propria media mobile).

A questo punto, posto che due o più indicatori si definiscono in sincronia quando si trovano nella stessa pre-signal area, e posto che, una volta entrativi, vi escono solo per fornire un segnale di trading, quanti più indicatori si posizionano in una medesima pre-signal area, tanto più profittevole sarà la situazione delineatasi, in quanto ci si troverà con estrema probabilità di fronte ad un punto di svolta. L'idealità delle condizioni si raggiungerebbe qualora tutti gli indicatori monitorati si trovassero nella stessa pre-signal area; ma ai fini dell'individuazione del timing più opportuno per operare sul mercato, ciò non è necessario, bastando che in tale condizione si trovino, per esempio, almeno 8 indicatori su 10. Per essere più chiari possibile: nel momento in cui almeno 8 indicatori su 10 si trovano nella stessa pre- (buy o sell) signal area, basta che questo numero si riduca di una sola unità per ottenere il tanto atteso segnale operativo: ciò è infatti testimonianza del raggiungimento di una situazione di capovolgimento dell'equilibrio fra orsi e tori.

Insync.jpg
Tabella A - Indicatori componenti l'Insync Index


L'Insync Index di Norm North è basato su un ventaglio di dieci indicatori (vedi Tabella A), dei quali sei appartengono alla categoria dei threshold-crossing indicator. Esso presenta un valore pari a zero quando tutti gli indicatori sono nella loro pre-buy-signal area, ed un valore pari a 100 nel caso opposto.
Per calcolare l'Insync Index si sottrae il numero degli indicatori in pre-buy-signal area dal numero degli indicatori in pre-sell-signal area, si moltiplica questo valore per 5 e lo si aggiunge a 50, che da questo punto di vista rappresenta il valore mediano (equilibrio fra segnali pre-buy e segnali pre-sell); così, 8 indicatori su 10 in pre-sell area ed un solo indicatore in pre-buy area daranno luogo ad una lettura dell'Insync Index pari a 85.

I livelli più significativi raccomandati da North per l'Insync Index - quelli cioè che forniscono i segnali operativi - sono 10 e 90: essi in pratica corrispondono alla situazione in cui la differenza netta - in valore assoluto - fra il numero degli indicatori in pre-buy-signal area ed il numero degli indicatori in pre-sell-signal area, sia pari ad 8. Ovviamente, è possibile rendere il filtro più stringente (9 indicatori in sincronia fra loro su 10 equivalgono a bande di 5 e 95) o più permissivo: ad evidenza, in quest'ultimo caso si otterrà un maggior numero di operazioni, caratterizzate da una durata più ridotta, e dal fatto di cogliere anche i trend intermedi; mentre nel primo caso le operazioni saranno meno frequenti, ma più di lungo periodo.
Un elemento rilevante, su cui occorrerebbe riflettere un momento, sta nel fatto che i risultati ottenuti con una strategia basata sull'impiego esclusivo dell'Insync Index sono sostanzialmente superiori a quelli ottenuti con qualunque degli indicatori che lo compongono. Come a dire che l'unione fa veramente la forza!

Infine, è il caso di compiere almeno due ordini di considerazioni:
1. a questo punto diventa veramente più facile - ed utile - monitorare costantemente l'andamento di un vasto universo di titoli, grazie all'opera di filtro e scrematura compiuta dall'Insync Index;
2. non è proprio il caso di appiattirsi sugli indicatori di default: il lettore può approfittare della vasta gamma di oscillatori ed algoritmi presentati in questa opera per sviluppare il suo Insync Index, ponendo enfasi su un tipo di indicatore piuttosto che su di un altro. Oppure può mantenere gli stessi indicatori raccomandati da Norman North, modificandone però i livelli che determinano l'ingresso nella pre-signal area. Come sempre, alla fantasia umana non c’è davvero limite.

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