I luoghi comuni

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Da Traderpedia.
«Se capisci, le cose sono così come sono. Se non capisci, le cose sono così come sono». (Detto Zen)

I luoghi comuni o stereotipi sociali, sono atteggiamenti mentali, di giudizio o comportamento, che assumiamo in forma stabile con valore di regole sociali. Si tratta di istituzioni intellettive difficili da rimuovere poiché rappresentano l’esito di atteggiamenti che sono condivisi da un’ampia fascia sociale.


New York, 2000. Aaggiotaggio online, il re è un quindicenne Usa. Molti investitori si chiedono quale sia il percorso adatto ad imparare ad operare sui mercati finanziari. La strada è irta di ostacoli, non è facile spendere anni a studiare le fluttuazioni dei mercati finanziari, leggere decine di libri, seguire complessi corsi di formazione e manipolare flussi dati aggiornati. Forse la soluzione è un misto di nottate spese ad analizzare i titoli più promettenti e intuito? Decisamente no, il segreto del trading profittevole si chiama aggiotaggio online!
Questo almeno secondo Jonathan Lebed, un ragazzo di 15 anni del Connecticut, che ha ideato un sistema di una semplicità quasi disarmante, un vecchio trucco, debitamente adattato ai tempi moderni, chiamato “pump and dump”, cioè “gonfia e scarica”. Lo schema è estremamente semplice: si compra un titolo dal prezzo bassissimo (“penny stock”), si diffondono informazioni false e appena i trader fanno salire il prezzo di quello che appare un affare incredibilmente buono lo si vende realizzando un veloce e sicuro profitto. Jonathan comperava titoli il cui prezzo non superava i 3 dollari e poi diffondeva nei siti web dedicati alla finanza falsi comunicati stampa che illustravano brillanti prospettive e lusinghiere analisi di analisti. Poiché i mercati sono, in ultima analisi, luoghi dove si scambiano le valutazioni dei titoli, decine di investitori ingenui, attratti dalla prospettiva di un facile e veloce guadagno, si sono precipitati a comperare i titoli segnalati e incredibilmente ignorati dal mercato. I prezzi salivano vorticosamente e Johnatan non doveva far altro che vendere e incassare facili e sicuri profitti. Questa attività durava dal 1998. In alcuni casi Jonathan è arrivato ad aggiudicarsi, grazie agli acquisti a margine, oltre il 40% del volume giornaliero di scambi su alcuni titoli a bassa capitalizzazione (dai 3 ai 20 milioni di dollari). Proprio questa iper-attività ha attirato lo sguardo della Sec che, insospettita dalle anomale operazioni condotte da Lebed sui penny stock, ne ha monitorato l’attività truffaldina. Nella sua ultima operazione, il giovane genio della truffa aveva comprato 18.000 titoli di una gioielleria cinese al prezzo di 1,37 dollari l’uno, dopo aver diffuso le notizie false sul titolo sui siti finanziari, le azioni della società cinese schizzarono in 24 ore a 4,68 dollari: Lebed vendette immediatamente, mettendo in cassa un profitto di 35 mila dollari. Incriminato dalla Sec, in cambio del perdono il ragazzo ha restituito agli agenti federali ben 285.000 dollari illecitamente guadagnati a spese di molti investitori ingenui.


Diciamocelo chiaramente, per molti il mondo del trading e della speculazione assomiglia molto a quanto appena descritto. Nel comune sentire il “giocare” in borsa è associato a “dritte” che amici di amici ben informati generosamente forniscono, e il trader è visto, senza mezze misure, o come un genio o come uno squalo, espressione di una società malata che permette a gente col pelo nello stomaco di guadagnare sulla pelle di chi lavora. In verità, non si può dire che la speculazione di borsa porti veri e propri danni: la sua azione, quando non è fondata su una buona conoscenza del mercato dei beni trattati, si può tradurre in perdita, ma ciò deriva dal fatto che l’investitore non ha saputo assumere il rischio connesso alla variabilità dei corsi, prevedibile in ordine di tempo e in base a previsioni e supposizioni logiche e verosimili, anche se destinate talvolta a risultare errate.
Anzi si può ricordare che i fattori sopra visti costituiscono gli agenti essenziali della speculazione borsistica, ed è per questo che la speculazione è uno dei più importanti ed efficaci stimolatori del mercato finanziario moderno.
A ben poca cosa si ridurrebbe il mercato borsistico se fosse limitato alle sole operazioni d’impegno e disimpegno dei capitali che fluiscono dai risparmiatori cassettisti.

Le borse hanno favorito e stanno favorendo la rapida mobilizzazione dei capitali e la loro concentrazione nelle casse delle più importanti imprese nazionali ed internazionali, sostenendo e garantendo loro un rapido sviluppo. A partire dal XVI secolo fino ai tempi nostri, le borse hanno contribuito in modo significativo alla crescita del grande capitalismo commerciale ed industriale con beneficio per tutta l’economia europea e non si può nemmeno pensare che in futuro lo sviluppo economico occidentale possa procedere senza la contrattazione di borsa.

Per chiarire e dissipare il luogo comune che vede l’investimento in borsa come un gioco bisogna rifarsi alla distinzione che c’è tra gioco e lavoro. Il gioco è qualsiasi attività mirante ad una gratificazione individuale o di gruppo, è una manifestazione svincolata da fini e da necessità di produzione. Il lavoro, invece, è un’attività umana intenzionalmente diretta a trasformare qualsiasi risorsa disponibile al fine di soddisfare direttamente o indirettamente i bisogni individuali presenti o futuri. Il trader che opera in borsa vuole guadagnare del denaro, in pratica cerca delle risorse che rendano possibile la soddisfazione dei suoi bisogni e desideri, comuni alla maggior parte degli esseri umani. Si può quindi affermare che in borsa non si gioca ma si lavora, si esercita una professione difficile da imparare e che richiede formazione professionale, conoscenza, anni d’esperienza e disponibilità finanziaria, oltre che una personalità solida e ben equilibrata. Per concludere, va considerato che quando un trader guadagna in borsa, se non reinveste il denaro comprando altri titoli sicuramente impiega i suoi profitti per comprare ciò che desidera. In questo modo, oltre a mettere in circolazione il denaro stimolando il mercato, anima dell’economia, se noi dividiamo l’importo che egli spende per la paga oraria media di un lavoratore, scopriamo quante giornate di effettivo lavoro può promuovere e finanziare con la sua professione. In questo caso si può proprio affermare che tra il lavoro del trader e quello dell’imprenditore c’è una stretta similitudine.

Spesso vengono avanzate considerazioni contro la speculazione di borsa, sostenendo che questa avrebbe superato i limiti in cui è vantaggiosa e, portando a un acquisto indiscriminato di titoli, avrebbe fatto sì che alla prima flessione dei prezzi gli speculatori più sprovveduti, impauriti dall’andamento decrescente dei corsi, si precipitassero a vendere i loro titoli. Provocando così veri e propri crolli di quotazioni con ingenti perdite per tutti i possessori di titoli e significative conseguenze anche per l’economia. Inoltre si è anche affermato che spesso la speculazione prenderebbe lo spunto non dalla realtà oggettiva, ma da situazioni artificiose, da notizie tendenziose, false o, peggio, concordate a scopo di lucro.

Al trader professionista tutto questo non interessa minimamente. Ciò che conta è la visione neutra dei movimenti dei prezzi che si deve possedere per poter operare in borsa con un buon controllo emotivo.


«Nella loro storia, le azioni sono state ciclicamente considerate un valido investimento
o un pericoloso gioco d’azzardo, di solito con un pessimo tempismo.
Le azioni hanno maggiori possibilità di essere accettate come prudenti
nel momento in cui non lo sono affatto».

(Peter Lynch)

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