Bruce Kovner

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Da Traderpedia.
«Se per voi le perdite sono un fattore personale,
non potete fare trading».

(Bruce Kovner)


I mercati dei futures a margine sono i terreni operativi di Bruce Kovner che, grazie a un’elevata propensione per il rischio e a una grande abilità, ha realizzato performance eccezionali. Vi propongo alcuni estratti dalle poche interviste rilasciate.

La mia carriera ideale sarebbe stata quella politica, e durante gli anni 70 ho seguito alcune campagne elettorali dal punto di vista manageriale. I miei obiettivi di allora consistevano nel raggiungere la posizione ideale per una candidatura a livello di stato.

Verso il 1975 realizzai che non disponevo delle necessarie risorse finanziarie per una campagna elettorale e che quindi era quasi impossibile il conseguimento delle mie ambizioni politiche.
La mia attenzione cominciò proprio allora a dirigersi verso i mercati finanziari, in particolare valutari, che parevano essere fortemente influenzati dalle variabili politiche. Mi specializzai da subito sui futures, attratto dalla possibilità di operare a margine. Non ero affatto contento dei risultati... infatti ad un certo punto mi ritrovai con 45.000 dollari, ma uno stupido sbaglio mi costò la metà dei profitti realizzati.

Lo sbaglio fu quello di chiudere una posizione in un momento di panico, ignorando la logica che mi aveva portato ad aprirla. Perdere la metà del capitale in pochi minuti mi provocò uno schock emozionale enorme. Credetti per molti giorni di aver sbagliato mestiere e che come trader ero finito ancor prima di aver iniziato veramente. Non riuscii nemmeno a mangiare, tale era stato il colpo subito. Da allora, ogni qualvolta avverto un senso di disagio per ragioni non chiare chiudo immediatamente tutte le posizioni aperte che potrebbero risentirne. L’ultima volta è stato proprio nell’ottobre 1987: chiusi tutto tra il 19 e il 20, dopo che per giorni avevo avvertito la sensazione che qualcosa di straordinario e imprevedibile sarebbe accaduto nel mondo. Non avevo la minima idea di cosa sarebbe stato, ma ne ero profondamente disturbato ed angosciato.

Dopo questa prima esperienza ebbi l’occasione di lavorare con Michael Marcus, uno dei più grandi trader di tutti i tempi. Marcus mi insegnò che si possono veramente guadagnare milioni di dollari in borsa. Mi dimostrò come una costante applicazione poteva permettere risultati eccezionali e che la disciplina era alla base di tutto.

Per la prima volta scoprii che sbagliare era accettabile: come diceva Marcus, occorre studiare il mercato, farsi una prima opinione e poi accettare la perdita, ristudiare il mercato, farsi una seconda opinione e riaccettare una perdita, studiare nuovamente il mercato, elaborare una terza opinione e finalmente guadagnare. Per me esistono due elementi di base, che non vorrei però generalizzare. Il primo consiste in una certa visione che ho di quanto potrebbe succedere a livello mondiale, sia in campo economico che in campo politico. Il secondo consiste nel mantenersi disciplinato e razionale anche sotto la massima pressione.

Credo che essere un grande gestore non abbia a che fare con l’intelligenza; ritengo che i migliori trader siano persone dotate di una fortissima sicurezza in se stessi e delle proprie opinioni, persone indipendenti e disciplinate a livello di semiautomatizzazione, persone senza manie di grandezza che riescono a prendersi i giusti rischi in ogni occasione, senza mai sbilanciarsi. Il mio approccio al mercato parte da una visione generale della situazione politico-economica mondiale.
Da questa visione scelgo i mercati su cui operare (azioni, valute, materie prime o metalli preziosi), dopodiché mi avvalgo dell’analisi tecnica per il timing operativo.

L’utilizzo dell’analisi tecnica è indispensabile, ma sbagliano completamente quelli che pensano che serva a prevedere il futuro. Quando si utilizzano i grafici le conclusioni sono sempre personali e soggettive. Rido al pensiero di quei fondamentalisti che dichiarano avversione ai grafici; è come se dei medici si rifiutassero di misurare la temperatura del paziente perché tanto non interessa. La gente non riesce a comprendere che il mercato è imprevedibile per sua natura e che occorre andargli dietro senza cercare una spiegazione precisa, il che ovviamente non significa comunque fare l’opposto di quello che si ritiene logico. Persino quando apprendo notizie insider attendo la conferma del mercato. Ho visto troppe volte un titolo scendere dopo l’annuncio di un incremento dei dividendi, per cadere nell’errore di comprarlo il giorno dopo l’annuncio. Ciò non esclude l’utilizzo dell’analisi fondamentale, in effetti sono propenso a muovermi sulla base di una notizia di carattere economico-fondamentale, che però non abbia una conferma dal punto di vista tecnico.

Mi ricordo che ai tempi del trattato tra Stati Uniti e Canada per il libero commercio ero insicuro sulla direzione del dollaro canadese. Sapevo che vi sarebbe stato un grosso evento economico una volta concluso il trattato, ma non avevo un’idea sicura di come il mercato lo avrebbe interpretato. Anziché anticipare, decisi quindi, come sempre, di aspettare una rottura dei prezzi al rialzo o al ribasso. I prezzi ruppero al rialzo ed io aprii immediatamente posizioni nella stessa direzione. Se avessi dovuto agire per logica fondamentale avrei venduto prima, dato che il Canada dava via libera alle importazioni dagli States.

La direzione iniziale del mercato poco prima di un grosso annuncio è quella che seguirà nel futuro; ciò è dovuto al fatto che c’è sempre qualcuno che sa le cose prima, e qualcun altro che arriva in ritardo e fa proseguire il trend. Tutte le volte che apro una posizione, predetermino un livello di stop loss. Questo è l’unico modo per poter dormire la notte. In questo modo so quando chiuderò la posizione prima ancora di aprirla. Contrariamente al solito non pongo però degli stop loss sulla base di calcoli percentuali (es: 4% dal prezzo di acquisto), in quanto potrebbero essere livelli facilmente raggiunti nella normale fluttuazione del titolo. Preferisco studiare graficamente livelli difficilmente raggiungibili e fissare lo stop loss su di essi. Quando il mercato mi dà contro, nonostante le mie decise convinzioni, mi rendo conto di dover rivalutare la situazione perché potrei aver sbagliato. Questo non comporta un problema fino a che riesco ad autodisciplinarmi. Parte del mio portafoglio globale viene gestita da alcuni trading system da me inventati. Investo circa 100 milioni di dollari con buoni risultati e qualche problema a livello di controllo del rischio. Penso che si possano creare sistemi migliori ma mai veramente eccezionali, in quanto il modo di interpretare le informazioni cambia di continuo. Lo stress gioca un ruolo fondamentale, l’impatto emozionale del trading è enorme: riesco a minimizzarlo non personalizzando mai le perdite. Cerco di non pensarci in quanto perdere è una cosa naturale, ed accade quasi tutti i giorni che una posizione debba essere chiusa con segno negativo. Il concetto principale è sempre quello di gestione del rischio. Ogni mia singola operazione non assorbe mai più dell’1% del portafoglio e deve avere un basso grado di correlazione con le altre.

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