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Quando mi chiedono sulla base di quali criteri io operi in modalità “scalping”, spesso mi trovo in imbarazzo. Il disagio è dovuto al fatto che non sono quasi mai capace di dare una risposta che riesca a soddisfare il mio interlocutore.  

Infatti attuo le mie scelte operative utilizzando metodi molto personali e di sicuro fuori dai canoni classici adottati da altri trader. Però considero il mio originale approccio al mercato come la sintesi di tanti anni d’esperienza che mi permettono di avvicinare in maniera molto personale l’indice su cui agisco.

Professionalmente mi occupo solo di due indici che sono il FTSE MIB e lo XETRA DAX; il primo l’ho visto nascere (1994) e l’ho quasi sempre tradato, sul secondo agisco dal 2007.
Il fatto di operare solo sui derivati di questi due indici mi consente un’alta confidenza sugli strumenti in questione, tanto che utilizzo il grafico solo nel caso non abbia potuto assistere “in diretta” alle contrattazioni, quindi esso mi serve solo per farmi una sorta di un breve e veloce riassunto.
E’ fondamentale per le mie scelte invece l’attenta contemplazione del book durante la fase degli scambi.
Voglio quindi assistere al tasso di dinamicità d’avvicinamento dei vari livelli dei prezzi raggiunti e ancor più scrutare la modalità di come vengono “mangiati” i contratti messi in “bid” o in “ask”.  Cerco quindi di porre attenzione sulla qualità dello scambio, soffermandomi sull’effettiva corposità delle vendite o la voracità degli acquisti che sono ben visibili solo a chi osserva “in diretta” lo strumento con una buona dose d’esperienza.
Quante volte si osservano decine di contratti posti nel book che poi spariscono nel niente al momento in cui il prezzo si avvicina al loro livello? Quante volte un movimento apparentemente importante viene effettuato quasi in assenza di scambi ottenendo il tipico effetto “tanto fumo, niente arrosto”? Quante volte si osservano ripetute vendite (o acquisti) sugli stessi livelli di prezzo attraverso riproposte di numerosi contratti in lettera (o denaro), quando magari altri parametri correlati positivamente dovrebbero far supporre ad un repentino balzo (o discesa) dei prezzi?
L’approccio visivo del book, in un mercato regolamentato, mi aiuta molto nel cercare d’identificare quali siano le intenzioni delle mani primarie nel breve periodo. Ma in che momento agisco e perché in quel momento?
La mia metodologia essenzialmente si basa sulla ricerca della DISSONANZA. Ma che cos’è questa dissonanza?
Il mio stile operativo viene comunemente detto “di pancia” perché gli impulsi che muovono le scelte non avvengono secondo criteri predeterminati e formalizzabili, bensì avvengono tramite impulsi istintivi, viscerali che, almeno apparentemente, non farebbero ricorso alla razionalità.
Per non deludere ancora chi curiosamente fosse interessato al mio “modus operandi” cercherò di spiegarlo con una metafora che ritengo molto attinente: 
posso paragonare la mia attività di scalping all’ ASCOLTO di un CONCERTO di MUSICA SINFONICA. Tradare per me è come assistere ad un concerto dove il fine è costituito - anziché dal complesso della musica - dal book che trado, ovvero l’insieme degli scambi sui contratti derivati sul FTSE MIB (o sul DAX).

Oltre all’osservazione del book che intendo tradare (poniamo il FTSE MIB) seguo pochi ma importanti parametri. Per semplicità diciamo quattro:
1) Il Dax future
2) Il MINI S&P future
3) Il cambio €/$
4) I titoli del paniere più importanti (Eni, ISP, UCG, Enel, Generali e Telecom)

- Il pianoforte (il Dax fut.) è lo strumento più importante, quindi quello che influenza maggiormente la riuscita del concerto.

- Gli archi (S&P future) sono gli strumenti che più ammaliano, più affascinano e che quindi decidono l’atmosfera ed il clima dell’evento.

- Gli ottoni (EUR/USD) sono gli strumenti che avvisano e pongono in all’erta gli spettatori presenti.

- I coristi (i titoli del paniere) sono gli elementi viventi che con la loro umanità contribuiscono direttamente alla riuscita del concerto.

Io ascolto la musica con attenzione e finché tutto fila liscio non mi muovo, contemplo assorto godendomi la perfezione dell’evento.
Aspetto con pazienza la stonatura di qualcosa o di qualcuno e quando avviene, drizzo le orecchie per cercare l’anomalia da sfruttare col mio scalping.
Quindi, per tornare al nostro fib, quando c’è un parametro in DISSONANZA decido di sfruttare l’anomalia intervenendo grazie proprio al suggerimento datomi da quella stonatura.

Esempio: se ci trovassimo in una situazione dove improvvisamente il dax future facesse un importante escursione rialzista ed al contempo il nostro future non lo dovesse seguire coerentemente, in tale situazione mi porrei all’erta cercando di capire se l’anomalia è stata casuale o voluta. Se ad una più attenta disamina della situazione mi apparisse evidente come l’avanzata del dax sia invece stata una opportunità per i venditori del fib per smaltire delle vendite (ad esempio tramite una continua riproposta di contratti sullo stesso livello di prezzo), ecco che tale caso lo individuerei come un’occasione per shortare il fib.  Viceversa, dopo uno scossone ribassista del dax, una tenuta del valore del fib, mi farebbe pensare ad un’opportunità d’acquisto.
Senza volermi dilungare troppo le stesse osservazioni varrebbero anche qualora ci fosse un’anomalia (o dissonanza)  tra lo strumento che osservo e le correlazioni degli altri parametri citati prima.  
Quindi per tornare alla metafora io assisto al concerto ed aspetto per agire che qualcosa stoni: può essere il pianista, il trombettista, la violinista od anche un corista, solo da quell’istante potrebbe partire una mia azione, se no, sto fermo ed aspetto. 
Che senso avrebbe quindi agire se è tutto perfetto?
E’ inutile cercare di anticipare altri operatori muovendosi in sintonia del parametro correlato, non vale più la pena. La velocità mentale ed esecutiva che è concessa ad un umano è inutile di fronte a sofisticati software che mettano in atto le negoziazioni ad alta frequenza!
Se tutto è giusto, se non stona nulla, meglio star fermo.
L’attenzione su come vengono svolte le contrattazioni in sincronia con altri parametri e la conseguente impressione che si può ottenere su quali siano le intenzioni dei più importanti operatori, è ancora in parte percepibile tramite tecniche discrezionali che solo la sensibilità dell’uomo può porre in atto. Le stesse macchinette guidate da algoritmi matematici che agiscono automaticamente solo per un cambiamento di un parametro (correlato, ma di fatto indipendente), non sono in grado di capire a fondo qual i siano gli effettivi desideri ed esigenze che pervadono un mercato, l’occhio umano invece (a volte) sì.  

An
tonio Cioli Puviani (Marzo 2016)

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